logo
Migranti - Mipex, Italia 13° posto, bene sanità, migliorare istruzione

L'Italia conquista il 13° posto nel rapporto Mipex 2015: presentato oggi all'Università degli Studi Milano Bicocca, Mipex (Integration Policies: Who Benefits? Mipex 2015), giunto alla sua quarta edizione mette a confronto 38 Paesi in materia immigrazione e politiche di integrazione. Lo studio ha preso in esame, attraverso 114 indicatori, diverse aree di interesse in 38 Paesi: dal mercato del lavoro all'istruzione, dai ricongiungimenti familiari all'assistenza sanitaria. Infine partecipazione politica, accesso alla cittadinanza, residenza permanente e antidiscriminazione.

Secondo lo studio, l'integrazione e la mobilità degli immigrati nel mondo del lavoro sta generalmente migliorando, mentre nella maggior parte dei Paesi ci sono ancora molte difficoltà per l'accesso all'assistenza sanitaria. Diventa sempre più alto tra gli immigrati il numero dei bambini, e questo rende necessaria una riforma del sistema educativo. Inoltre, sottolinea la ricerca Mipex, circa 10 milioni di cittadini extracomunitari sono privati del diritto di prendere parte attivamente alle scelte politiche del Paese in cui vivono. Progressi sono stati fatti invece in materia di leggi anti-discriminazione, ma tra gli immigrati persiste un forte senso di sfiducia verso le autorità locali.

L'Italia si colloca al 13° posto con un totale di 59 punti in una scala da 0 a 100. È un valore superiore alla media generale dei 28 paesi dell'Unione Europea (51 punti) e in linea con la media (60 punti) dei 15 paesi UE prima dell'allargamento del 2004.

Dallo studio emergono alcune aree in cui l'Italia supera gli altri: ad esempio il Paese garantisce l'accesso alle strutture sanitarie, all'assistenza e ai diritti fondamentali della salute. Lo dimostra anche il punteggio raggiunto, superiore alla media generale di Ue 28(+23 punti). Da mettere in evidenza anche la voce relativa ai ricongiungimenti familiari, in cui l'Italia riesce a segnare un +11 rispetto alle due medie.

Punti critici sono invece nell''area dell'istruzione (-3 rispetto all'Unione europea), settore in cui l'Italia non riesce a contrastare la dispersione scolastica, né a supportare i giovani con più difficoltà, e dell'antidiscriminazione (-2). Riguardo al mercato del lavoro i problemi sono due: da un lato, numerosi giovani immigrati non risultano né inseriti nel mondo del lavoro né inquadrati in un percorso di formazione (i così detti Neet), dall''altro invece non si riesce a soddisfare la ''over education'' degli immigrati, che continuano a svolgere lavori che raramente rispecchiano il loro livello di studio/formazione.

04/06/2015 11.18