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Morena Piccinini, Inca Cgil - Necessarie regole comuni per i diritti dei lavoratori atipici in Europa

Il progetto Accessor ha favorito il processo di crescita da parte di tutti, dalle sedi del Patronato INCA in Europa alle Organizzazioni sindacali degli 8 Paesi europei che hanno preso parte al Progetto insieme alla CES. Un processo che ha permesso una maggiore consapevolezza del pericolo che si sta correndo in ogni singolo paese con i provvedimenti di chiusura nei confronti dei diritti dei migranti ed ora anche degli autoctoni. Come contrastare il lavoro precario e disarticolato ed arrivare a diritti leggibili in una dimensione europea diventa una priorita'  da sottoporre alle forze politiche ed ai candidati in vista delle elezioni europee” A stigmatizzarlo è Morena Piccinini, Presidente del Patronato INCA CGIL nel corso di una intervista con Italiannetworktv (video: http://www.youtube.com/watch?v=80D2WBIs8jI  ) a conclusione del Seminario Europeo Accessor, che si è tenuto a Roma il 6-7 febbraio u.s. e al quale hanno preso parte le sedi INCA in Europa ed i sindacati di otto Paesi europei insieme alla CES (Confederazione Europea dei Sindacati). Un impegno, che ha registrato l’apporto della stessa Commissione Europea e di esperti e docenti universitari, che hanno fatto il punto sulla dimensione del lavoro “Atipico” e “precario” in Europa alla luce dei processi di mobilità dei lavoratori.
Nicola Marongiu della Cgil nazionale ha sottolineato che "...sulla disomogeneità dei diritti e tutele fra i Paesi dell’Unione Europea occorrerebbe indagare nel prosieguo dell’analisi avviata dal Progetto Europeo Accessor quali elementi incidono ed attivano maggiormente processi di mobilità – libera e non subita - verso l’uno o l’altro Paese  dell’Europa. Un’analisi che deve tenere conto sia delle tipologie di lavoro standard che del lavoro atipico. Per Marongiu è, infatti, importante individuare anche quanti vengano esclusi da tali processi. Un’esclusione che viene generalmente sottovalutata, mentre risulta altrettanto importante nell’ambito della tenuta sociale e politica dei Paesi e della stessa Europa. (http://www.youtube.com/watch?v=6K5HsUbYPXc)
E Marisa Pompei, responsabile del patronato Inca in Gran Bretagna ha sottolineato la necessità di continuare a monitorare il fenomeno attraverso l’azione dell’INCA e dei Sindacati, alla luce dei documenti emersi da ciascuno Stato e dal documento finale realizzato con il Seminario di Londra che, pur presentando cifre importanti, deve essere compreso nei suoi diversi aspetti relativi ai limiti delle legislazioni nazionali e dei vuoti che essi producono a livello transnazionale. In questo senso le stesse organizzazioni sindacali – ha fatto presente l’esponente dell’INCA - hanno sottolineato le difficoltà nel definire nuove strategie per arrivare ad una rappresentanza inclusiva che tenga conto delle nuove forme di lavoro (da quello “atipico” alle forme di contratto talmente fluide che spesso cambiano prima che si riesca ad inquadrarli). (http://www.youtube.com/edit?o=U&video_id=KPi33p4aoLM).
“Abbiamo dimenticato il valore della solidarietà che sta alla base di questo processo di integrazione e quando parliamo di economia di mercato vuol dire qualcosa di diverso dall’economia di mercato pura” ha fatto presente il Rappresentante per l’Italia della Commissione Europea, Lucio Battistotti intervenendo al Seminario non ha esitato ad affermare nel corso del suo intervento  che “attualmente esiste un vero e proprio “attacco” alla cittadinanza europea” ed ha suffragato la propria affermazione con il caso del Belgio, uno dei Paesi fondatori della UE, nel quale i diritti sociali sono stati finora tutelati in maniera molto forte“.
Quei diritti che la cittadinanza europea aggiunge ai diritti che ognuno di noi ha come cittadino italiano, britannico, irlandese o tedesco. Ed , invece, “stiamo assistendo ad un’erosione continua” , ha ribadito il rappresentante della Commissione UE. (http://www.youtube.com/watch?v=weLRHtiH9ew).
"A fronte delle risposte che i cittadini italiani ed europei pongono  il sindacato nel suo complesso, italiano, europeo, mondiale, oggi è in difficoltà ed in ritardo perchè è la nostra funzione di rappresentanza sociale e collettiva a essere messa in discussione."  ha ammesso il responsabile del Segretariato Europa, Fausto Durante (video: http://www.youtube.com/watch?v=AbY2dZ3XLKk ). "Noi siamo doppiamente in ritardo perchè siamo  parzialmente sconfitti in quanto a dimensione della socialità e la dimensione dell'agire collettivo sono stati messi in questi anni sotto pressione e battuti sul piano culturale oltrechè politico, da un'idea per la quale non esiste più la società ma esistono i singoli individui" ha stigmatizzato Durante, che ha ricordato sull'argomento gli interventi della Thatcher in Inghilterra e di Reagan negli Stati Uniti negli anni '80.
La crisi economica ha peggiorato le condizioni di lavoratori ma anche delle aziende e se una contrazione del livello dei diritti economici talvolta è l’effetto di tale crisi, dall’altra viene subdolamente cavalcata sia in ambito privato che pubblico. A sottolinearlo è stata  la prof. Sonia Mckay della London Metropolitan University  (video: http://www.youtube.com/watch?v=1An2kscpJlg). L’ambito nel quale si è sempre più sviluppato il lavoro “Atipico” e dei lavori “informali” e “flessibili”, tuttavia, è molto ampio e sostanzialmente – come affermato a più riprese nel Seminario di Londra del Novembre 2013 del progetto Accessor – di difficile definizione, ma ha un dato in comune la quasi inesistente tutela assicurativa dei lavoratori e fra costoro le donne sono, senza dubbio, le piu’ vulnerabili.
E’ indubbio che “la crisi economica ha peggiorato la precarietà del lavoro, soprattutto a carico dei giovani, ma non solo  dal punto di vista numerico quanto anche per la stratificazione delle forme, il che rende piu’ importante la sfida della rappresentanza da parte del sindacato europeo circa le istanze della popolazione europea disoccupata ed inoccupata. Quest'ultima, ha fatto presente Antonio Marra del esponente del Comitato dei Giovani della CES (Confederazione Europea dei sindacati),  costa alla UE 150 miliardi di euro l'anno, secondo una stima di di Eurofund  (video: http://www.youtube.com/watch?v=orKOuol7BUU ).
Le difficoltà che il Prof. Arrigo dell'Università di Bari intravede riguardano,  il contrasto tra i principi dell'Unione Europea (dell'articolo 3) che parlano di un’assicurazione sociale come obiettivo e i principi che i ricercatori di Accessor mettono in luce e che richiedono una riforma delle regole del coordinamento. Per Arrigo esiste, però, una terza strada possibile sull’accesso a qualche forma di tutela e che riguarda il coordinamento, ma che trova nell'articolo 45 del trattato sul funzionamento dell'Unione Europea un possibile freno nella possibile azione di un qualsiasi membro del Consiglio… (http://www.youtube.com/watch?v=bFTa89BqIUM)