logo
Pensioni: grazie all'Inca, per l'opzione donna l'Inps sospende l'interpretazione restrittiva

In attesa dei chiarimenti richiesti dall'Inps al ministero del lavoro, le domande di pensione di anzianità in regime sperimentale presentate dalle lavoratrici che perfezionano i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2015 o la cui decorrenza delle pensione si colloca oltre il 2015, non devono essere respinte, ma tenute in apposita evidenza. E' quanto ha comunicato l'Inps con un messaggio inviato ai direttori regionali e alle strutture territoriali, in risposta alle reiterate richieste di chiarimento dell'Inca circa l'interpretazione delle norme riguardanti la possibilità delle donne lavoratrici di accedere al pensionamento con 35 anni di contributi e 57 anni di età se dipendenti, 58 se autonome.

Più volte, il patronato della Cgil aveva sottolineato che, per quanto riguarda l'opzione donna, introdotta con la legge 243/2004 e confermata dalla legge n. 201/2011 (Riforma Fornero), non dovesse essere applicata la finestra mobile, cioè l'attesa di 12 mesi per le dipendenti e 18 per le autonome e neppure la speranza di vita, prima di poter accedere concretamente al pensionamento, trattandosi di una misura sperimentale e dunque di carattere straordinario.
L'Inps, invece, avvalendosi di una interpretazione restrittiva, nel 2012 ha dato indicazioni diverse applicando per l'opzione donna sia l'aumento della speranza di vita ai fini del raggiungimento del requisito anagrafico, sia la finestra mobile. Un orientamento fortemente penalizzante per le donne lavoratrici che, secondo l'Inca, avrebbe ridotto in modo consistente l'esercizio del diritto a pensione.

“L'avvenuta sospensione dell'applicazione restrittiva della norma  da parte dell'Inps – spiega Fulvia Colombini, del collegio di Presidenza dell'Inca – è un primo risultato importante per ristabilire il valore dell'opzione donna che rappresenta una risposta concreta a percorsi di carriere frammentarie con cui le lavoratrici spesso devono fare i conti, da cui derivano pensioni più basse, rispetto a quelle degli uomini. Inoltre, l’opzione può rappresentare una risposta alle numerose lavoratrici che hanno perso il posto di lavoro e che non riescono più a rioccuparsi e a tutte quelle donne i cui problemi di salute, anche dovuti allo stress della conciliazione, non consentono di continuare a lavorare. Ci auguriamo che a questo punto arrivino tempestivamente i chiarimenti positivi da parte del ministero del lavoro”.