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Tagli ai Patronati: grande irresponsabilità, poca consapevolezza sugli effetti che andranno a produrre


Prospettive quantomeno critiche per i Patronati italiani stando ai tagli sul fondo Patronati contenuti dal provvedimento Legge di Stabilità licenziato dal Consiglio dei Ministri e  che, comunque, dovrà essere discusso in Parlamento. Come portare avanti l’attività e quale la reazione del Patronato. Quali gli effetti che potrebbe determinarsi a causa di questi tagli?  Italialavorotv/Italiannetwork lo ha chiesto alla Presidente del Patronato INCA CGIL, Morena Piccinini, all'indomani dell'invio di una lettera unitaria dei Patronati Italiani al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=25462).

“Intanto deve esserci la consapevolezza che quella entità di tagli è una catastrofe (ndr.150 milioni su un fondo Patronati di 430 milioni), perché mentre con i tagli precedenti - pur negativi -  ingiustificati e pesanti, avevamo proceduto ad un grosso sforzo di riorganizzazione interna e fatto  grandi sacrifici che avevano, però,  permesso di non compromettere il servizio verso i cittadini, i lavoratori ed  i rapporti con gli enti previdenziali, un taglio di questa entità non permette nessuna riorganizzazione, salvo tagli alla dimensione della tutela”.

“Per dirla in modo chiaro, aggiunge la Presidente del Patronato INCA,  non ci sono le condizioni per una ulteriore riorganizzazione perché non ci sono le condizioni  per riassorbire un taglio del 35%.  Per un patronato come l'INCA significherebbe mettere a rischio migliaia di posti di lavoro e non avere la possibilità organizzativa tale da mantenere lo stesso servizio che per 70 anni siamo riusciti ad erogare”.

“La politica questo lo deve sapere – stigmatizza Morena Piccinini - perché non può dire tagliamo, manteniamo lo stesso schema normativo,  e riorganizzatevi al vostro interno! La politica deve sapere che si assume la responsabilità,  nella misura in cui non siamo in grado di garantire l'insieme dei servizi che oggi eroghiamo ai cittadini, di mettere gli stessi a disposizione di un mercato selvaggio, di quei faccendieri che si impossessano del pin individuale, ovvero dei dati sensibili, e che non solo si fanno pagare in modo profumato ma mettono a rischio anche il conseguimento delle  medesime prestazioni e quindi dell'esercizio dei diritti”.
“E’ una cosa pesantissima che non possiamo tollerare e  per la quale ci stiamo organizzando come patronati unitariamente, a livello di CEPA (Acli, Inca-Cgil, Inas-Cisl, Ital-Uil) , -  prosegue Piccinini - per fare in modo che tutta la popolazione sia sensibilizzata, sappia che cosa può succedere  al primo gennaio del prossimo anno. E  per fare in modo che anche tutte le istituzioni, gli enti previdenziali,  le forze politiche e chi dovrà votare questa legge in via definitiva sappiano  della responsabilità che si assumono ed anche delle conseguenze che da questo atto può derivare.”
“Noi pensiamo  - prosegue Piccinini – che ci sia stata grande irresponsabilità nell'assumere queste decisioni, poca consapevolezza sugli effetti che questi tagli andranno a produrre. Vorremmo, invece, che tutti acquisissero consapevolezza per poter esercitare con responsabilità il loro ruolo di decisori politici e di parlamentari potendo così intervenire a modificare profondamente questa disposizione normativa”.
Sembra che finora la politica abbia dato, però, poco ascolto alle proteste dei Patronati, che hanno inviato in questo giorni una lettera al Presidente della Repubblica che, in passato, ha mostrato di apprezzare molto l’attività dei Patronati.

“Ci siamo rivolti al Presidente della Repubblica perché è sempre stato sensibile al tema della tutela gratuita verso i cittadini e dei patronati  sia come parti essenziali del welfare sia come strumenti in grado di permettere la riorganizzazione in atto - così profonda - di tutta la pubblica amministrazione. Deve essere, infatti, chiaro – afferma la Presidente del Patronato INCA - che senza di noi non ci sono le condizioni neanche per portare avanti questo disegno di riorganizzazione e di semplificazione dei rapporti tra il cittadino e la pubblica amministrazione”.
“Ma – prosegue Piccinini - ci siamo rivolti al Presidente della Repubblica anche per far notare come ci siano stati degli studi ed un accurato parere fornito al Governo dal Prof. Giuliano Amato, che avevano chiaramente evidenziato come non si possa risanare il bilancio dello Stato con il Fondo Patronati perché quelle risorse non sono soldi pubblici, nel senso classico della parola”.
“Il fondo patronati – spiega Morena Piccinini - è alimentato con il prelievo dello 0,226% sul gettito dei contributi assicurativi versati annualmente dai lavoratori a Inps, Inpdap e Inail. Quindi sono soldi dei lavoratori, che vengono dedicati ad un servizio a favore dei lavoratori stessi e dei cittadini.  Cioè possiamo dire che i 21 milioni di lavoratori che versano la contribuzione stanno alimentando e garantendo un servizio gratuito a 50 milioni di cittadini. E proprio in relazione a queste considerazioni il Prof. Amato aveva illustrato come questo servizio - riconosciuto costituzionalmente importante dalla stessa Corte Costituzionale - non possa essere taglieggiato e compresso da tagli che abbiano la funzione di andare ad alimentare il bilancio dello Stato. Dunque, in quanto tali, queste disposizioni rischiano di essere a loro volta incostituzionali..”.
“Con gli appelli che stiamo lanciando e con diverse iniziative, compresa la lettera al Presidente della Repubblica, vogliamo lanciare un messaggio: “Non costringeteci a rivolgerci, in seguito alla Corte Costituzionale, dimostrando che avevamo ragione, dopo che siamo stati distrutti. Ragioniamo prima di tutte queste implicazioni, dell'errore che viene commesso  che non è solo giuridico ma è anche contabile/economico, oltre che di portata sociale così devastante. Cerchiamo tutti quanti di recuperare questo errore prima di dover arrivare ai pronunciamenti della Corte Costituzionale per dimostrare che abbiamo ragione”.

Quanto alle prossime iniziative che verranno attuate…
“Come patronati del CEPA (Acli, Inas, Inca, Ital)abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme e vorremmo che queste firme giorno per giorno venissero poste a conoscenza dei livelli istituzionali e dei decisori politici. Organizzeremo, poi,  - sottolinea Piccinini - una giornata della tutela,  che indicativamente abbiamo ipotizzato possa essere il 15 novembre, nella quale in tutte le città e piazze di Italia ci relazioneremo con la cittadinanza fuori dai nostri uffici e se necessario indirizzeremo le persone all'Inps o all'Inail. Vorremmo rendere chiaro che, nella misura in cui non ce la facciamo noi, tutta questa utenza si riverserà inevitabilmente sugli Istituti, aggravando quelle che sono le condizioni di lavoro dell'Inps. Il punto è che a queste persone qualcuno deve dare una risposta e se non sono i patronati che lo fanno, come lo stiamo facendo gratuitamente, a quel punto tutte queste persone si riverseranno tutte dagli enti previdenziali, e nessuno può permettersi il lusso di dire “arrangiati”, vai dal faccendiere di turno.  Perchè – aggiunge la sindacalista - dietro a queste situazioni spesso e volentieri c'è anche parecchio malaffare.“
Ma c’è, ci sarà, una presa di posizione da parte di questi Enti a sostegno dei Patronati ...?

“Anche loro subiscono l’ennesimo taglio e non è positivo neanche questo.  200 milioni ulteriori per l'Inps dopo i tagli degli anni precedenti. Altri 50 milioni all'anno per l'Inail. Anche loro sono posti in una condizione di ulteriore sofferenza. Con loro abbiamo condiviso una condizione di difficoltà comune. Noi ci auguriamo di trovare gli istituti previdenziali tutti al nostro fianco nel dimostrare come  non sono giusti né i tagli agli istituti previdenziali né i tagli ai patronati. Se poi questi tagli si sommano, l'unico soggetto che paga il prezzo, oltre al personale dipendente ovviamente, è il cittadino che a quel punto non trova risposte né da una parte né dall'altra. Quindi noi ci auguriamo vivamente di poter ritrovarci insieme, alleati, nel fare una battaglia per la valorizzazione della tutela e gratuità del rapporto con il cittadino.”
Pensate di portare la questione in ambito europeo?
“Come patronati siamo una particolarità in ambito mondiale. Certo, la situazione dei patronati all'estero  risulterebbe ancora più devastante rispetto a quanto non lo sia all'interno del nostro paese, perché - con i tagli delle sedi consolari e della rete di relazioni istituzionali con i cittadini italiani all'estero- è evidente che sempre di più i patronati sono il punto di riferimento unico ed a volte esclusivo rispetto al bisogno di centinaia di migliaia, anzi di milioni di nostri connazionali  all'estero. Tagli di questo tipo comporterebbero, dunque, grossi contraccolpi sull'unico soggetto che è in grado di organizzare una tutela ai connazionali all'estero nelle relazioni con le istituzioni italiane”.

“Pensiamo – esemplifica Piccinini - che cosa significa tutta la campagna dell'esistenza in vita che devono dimostrare i pensionati per potere continuare a riscuotere la loro pensione, e a tutto il servizio che, gratuitamente, i patronati mettono in campo per permettere a questi anziani pensionati di poter riscuotere la loro pensione.  Su questo punto deve esserci la consapevolezza che un taglio di questo genere mette a rischio i diritti fondanti dei cittadini italiani all'estero nel rapporto con gli enti previdenziali e con le istituzioni italiane”.

“Noi abbiamo già sollecitato tutte le nostre sedi all'estero – prosegue la presidente dell’INCA - anche in modo speculare rispetto a quello che stiamo facendo in Italia per sensibilizzare gli italiani all'estero e le comunità degli italiani all'estero, il mondo dell'associazionismo, le istituzioni  dei diversi paesi, perché anche esse si avvalgano della nostra attività nel coinvolgere i consolati, in modo tale che da tutti possa partire un messaggio e un appello per evitare che questi tagli producano i loro effetti” conclude la Presidente del Patronato INCA, Morena Piccinini.