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IL PUNTO PENSIONI LAVORO SALUTE ASSICURAZIONI FOCUS ISTITUZIONALE

ll testo della Legge di Stabilità per il 2015, pubblicata in GU col numero 190 del 29 dicembre 2014, nella versione consegnata alla Camera dei Deputati in ottobre conteneva un taglio di 150 ML sui 420 circa che rappresentano la consistenza media del Fondo di finanziamento dei patronati degli anni più recenti. Nella versione approvata dal Parlamento ed entrata in vigore il 1 gennaio, ci siamo invece ritrovati una riforma strutturale del sistema dei
patronati che ne cambierà profondamente l'identità organizzativa, la natura dei servizi, le relazioni con l'utenza. Le novità sono distribuite in quattro commi.

Riguardo il finanziamento pubblico, il fondo è ridotto di 35 ML già da quest’anno e in forma permanente; dall’anno prossimo si avrà anche la riduzione dell’acconto di aprile dall’80% al 72% della competenza presunta (comma 309).

È abbastanza chiaro che si tratta dell’introduzione di un processo pluriennale; la legge di bilancio triennale 2016/2018 infatti, è incaricata di una revisione progressiva di aliquote e modalità del finanziamento dei nostri preziosi servizi di welfare.

Del resto, è la revisione stessa degli articoli 10 e13 della L.152 (mediante il comma 310) a suggerire l’introduzione di una azione progressiva; nuove attività economiche da esercitare in forma convenzionale, e la riduzione della tabella delle prestazioni obbligatorie contestuale all’introduzione della tariffa carico dell’utenza, segnalano una chiara volontà politica: sostituire il finanziamento pubblico con forme di provento alternative, e
introdurre misure per l’autonomia anche finanziaria e patrimoniale dei patronati. Un trade-off che ne modificherà profondamente il funzionamento e dal quale occorre tenere al riparo la delicata missione sociale e sindacale del patronato, continuando a garantire servizi efficienti a tutti.


Preoccupano altri due aspetti innovativi: l’introduzione di servizi sostituitivi della Pubblica Amministrazione, vuoi totalmente privi di contenuto consulenziale ancorché utili, come il rilascio telematico di certificazioni, vuoi al contrario, caratterizzati da elementi molto sensibili come i servizi di incontro domanda/offerta nel mercato del lavoro descritti nel Dlgs. 276/2003, che per la loro natura pubblicistica dovrebbero essere tipicamente presidi esclusivi dello Stato.

Infine, la cosiddetta semplificazione del sistema dei patronati, da ottenere intervenendo sia sui requisiti costitutivi sia sulle cause di scioglimento (ai commi 310 e 311 della LdS). Il Governo pare avere definitivamente abbandonato il prezioso lavoro svolto da due anni a questa parte, in attuazione delle previsioni della Legge di Stabilità 2013, dai tavoli di lavoro cui come patronati abbiamo partecipato al Ministero del Lavoro, in materia di qualità dei servizi e di revisione del paniere delle attività finanziate. La qualità viene ora ricondotta al requisito del presidio territoriale, in una nuova versione che riguarda la copertura con sedi proprie o dell’organizzazione promotrice, in province che rappresentino il 60% della popolazione nazionale, e in almeno 8 sedi all’estero (con esclusione da quest’ultimo requisito dei patronati promossi da organizzazioni sindacali del mondo agricolo). L’ulteriore prescrizione di non scendere per due anni consecutivi sotto la soglia del 1,5% dell’attività finanziata, oltre a non garantire per definizione un elemento qualitativo, introduce un elemento che sfuggendo all'esclusiva programmazione autonoma dei piccoli patronati, rischia oltretutto di provocare azioni di trasferimento di utenza e iscritti tra patronati e tra organizzazioni sindacali promotrici, un mercato del quale in una fase sociale così difficile non si sente certo il bisogno.

Molte delle misure di revisione richiedono provvedimenti attuativi scadenzati al 30 giugno prossimo; si tratta di materie sulle quali, il Governo non deve commettere l’errore di presumersi autosufficiente. Le ricadute del lavoro dei patronati sulla condizione individuale di molti milioni di persone, sono fatti complessi che intrecciano i diritti, le norme previdenziali, i comportamenti e la qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione, in particolare naturalmente gli Enti previdenziali. La continuità dei servizi dei patronati non è un privilegio, nel quadro sociale e occupazionale dato è una necessità da salvaguardare, un confronto libero da riserve politiche sarà indispensabile.